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1 – 30 Aprile 2016

Più Giù

  • Teatro

disegno, voce Stefano Ricci
collaborazione al progetto Danio Manfredini
contrabbasso Giacomo Piermatti
live electronics Vincenzo Core
regia proiezioni Cristiano Pinna

Si aprono gli occhi e ci si lascia cadere, più giù

Non so nuotare ma mi piace tuffarmi. Perché c’è quel punto meraviglioso nel tuffo che somiglia al volo, si aprono gli occhi e ci si lascia cadere.
Disegnare, per me è come lasciarsi cadere, più giù, con la musica di Giacomo.
Disegno, suono e voce, sono gli strumenti antichi, segretamente uniti, che stiamo provando ad evocare insieme, per riuscire a raccontare una storia.
Questa storia si intitola Mia Madre si chiama Loredana.

Tre anni fa ho cominciato a disegnare e a cercare di raccontare mia madre, per il piacere e la necessitá di farlo, senza sapere che questi materiali sarebbero diventati un libro.
In questi tre anni ho potuto disegnare tanto dal vivo, con amici musicisti. È stato un processo lento, pieno di scoperte, e in un certo modo enigmatico. Mi é servito tempo per capire meglio come seguire il suono, per andare in sincrono, affidarmi alla musica e accettare l’invito ad andare dove non sono mai stato.

"Io parlo di tutte le cose che non abbiamo avuto tempo di fare"

Una sera ho letto e registrato il testo del libro, Giacomo ha iniziato a suonare con questo racconto, ed é successo qualcosa, una specie di click, qualcosa ha cominciato a esistere e a muoversi, quasi senza intenzione.
Abbiamo fatto alcune residenze, giorni di prove e improvvisazioni, ricche di indicazioni e di cadute entusiasmanti.
A questo punto é venuto a trovarci Danio Manfredini, e non poteva andare meglio di cosí.
Il suo sguardo, la sua concentrazione, le sue domande, erano quello che stavamo aspettando, per cercare di dare forma a qualcosa, che inizia, e finisce così:

«L’ha disegnato mio zio Callisto nel 1944, durante un bombardamento, nel rifugio che il padrone di casa aveva fatto scavare nel cortile della casa dei miei genitori.
Mia madre aveva quindici anni, stava cucendo, aveva addosso due cappotti e una vestaglia pesante.
L’ho disegnato nella casa dei miei genitori, una domenica mattina del 1991. Mia madre aveva dietro le spalle il disegno di mio zio, si trovava nella stessa posizione e tirava la sfoglia. Aveva sessantadue anni.
Mia madre è venuta a trovarci. Ha dietro le spalle i due ritratti. Me li ha voluti regalare quando sono partito per la Germania.

Sono passati settant‘anni dal disegno che le ha fatto mio zio e adesso lei si trova nella stessa posizione. Comincio a disegnarla e a prendere nota delle cose che fa. Per non dimenticarmi.
Questa mattina ho tagliato la legna, mia madre l‘ha messa nella carriola e l‘abbiamo messa a seccare, facendone due muri, riusciamo anche a farli stare in piedi e ridendo ci facciamo i complimenti a vicenda. Voleva aiutarmi a farlo prima di partire e non c‘è stato modo di farle cambiare idea. Ha appena compiuto ottantasei anni. Domani il viaggio sarà lungo. È la seconda estate che viene a trovarci. Io parlo di tutte le cose che non abbiamo avuto tempo di fare, che potremo fare la prossima estate. Lei sorride e dice, vedremo. Io ti aspetto, comunque».