1 – 31 Maggio 2015
Sante di scena
Teatro delle Moire/Cinzia De Lorenzi
- Teatro

progetto di e con Alessandra De Santis, Cinzia Delorenzi, Attilio Nicoli Cristiani
da un’idea e con la collaborazione di Luca Scarlini
luci Adriana Renna
costumi Elena Rossi
assistenza al progetto Filippo M. Ceredi
residenza artistica LachesiLAB, Olinda
produzione Teatro delle Moire coproduzione I Teatri del Sacro, Next/Regione Lombardia, Fondazione Cariplo
Una domanda sulla dimensione del sacro e la sua relazione con l'arte
Sante di Scena è un viaggio dentro la vita di alcune sante e/o suore, signore di fede che hanno saputo essere nella realtà e allo stesso tempo fuori dalla realtà, allestendo rappresentazioni per vivere la propria differenza di sguardo. Ma è anche una domanda sulla dimensione del sacro e la sua relazione con l’arte.
Ci siamo immersi in una materia vasta e prodigiosa, abbiamo avvicinato tante vite, biografie, parole scritte dalle sante, parole trascritte durante le estasi, lettere, pensieri e vere e proprie drammaturgie.
Ci siamo innamorati di alcune pellicole che hanno composto la nostra fi lmografia di base, come ad esempio il meraviglioso, geometrico e inquietante Madre Giovanna degli Angeli di Jerzy Kawalerowicz, o l’eccessivo e geniale I Diavoli di Ken Russell a cui siamo debitori.
Siamo stati folgorati da alcune pitture ma soprattutto da alcune gure scultoree che sono entrate prepotentemente nel lavoro, e che accennano al Compianto sul Cristo morto di Niccolò dell’Arca e a Giovanni Pisano con la sua Elevatio Animae. Ma sono state fonte di ispirazione anche alcune copertine dei dischi delle Supremes di Diana Ross, in questo nostro continuo viaggiare nel tempo e mettere a contrasto il passato con il presente, il che avviene anche attraverso un complesso e attento lavoro sul sonoro.
Una liturgia del gioco fatta di silenzi e piccoli gesti
Tutte queste vite si sono depositate nel lavoro in modo differente. Alcune Sante hanno preso più spazio e parola come Maria Maddalena de’Pazzi con le sue impegnative estasi o Therèse de Lisieux di cui sentiamo le parole del poema ispirato a Giovanna d’Arco, che lei stessa scrisse e mise in scena, costringendo le sue sorelle carnali, anch’esse in convento, a seguire le sue velleità dirigiste.
Altre emergono per qualche istante solo in immagini fuggenti (Gemma Galgani) per poi trasformarsi in qualcos’altro con una parrucca e un paio di occhiali. Altre ancora sono trasfi gurate in un momento di gioco, come accade ad esempio per Suor Blandina, la suora del West che incontrò Billy the Kid. O le ritroviamo in una canzone o la composizione di un’immagine.
Altre ancora arriveranno in futuro perché sono li che aspettano. Tutte comunque hanno contribuito a creare un humus, un ambiente, un legame tra noi fatto di piccoli gesti, silenzi, e soprattutto un liturgia del gioco, cercando di scoprire, di ritrovare spazi in cui il sacro si manifesta, convinti che si possa creare solo dalla contaminazione dei contrari.