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30 – 31 Maggio 2026

La Tempesta

In quell’esilio forzato a cui sono costretti i personaggi di Shakespeare sull’Isola, per vivere si inventano un mondo tutto loro.

  • Teatro
  • Danza

a partire da 12€

Posto unico

Date, orari e repliche spettacolo

  • 28 Maggio 2026, 10:00

    Replica scolastica

  • 29 Maggio 2026, 10:00

    Replica scolastica

  • 30 Maggio 2026, 20:30

    a partire da 12€

  • 31 Maggio 2026, 18:00

    a partire da 12€

Crediti spettacolo

testo e regia Antonio Viganò
coreografie Eleonora Chiocchini
con Jason De Majo, Rodrigo Scaggiante, Sara Menestrina, Michael Untertrifaller, Stefania Muratori Mazzilli, Johannes Notdurfter, Francesco Pennacchia, Rocco Ventura
assistenza alla regia e creazione musicale Paola Guerra
collaborazione drammaturgica Paolo Grossi
light designer Melissa Pircali

30/05 a seguire
In Scena! incontro a cura di Ateatro e Associazione Fedora

organizzazione Jessica Rizzoli
grafica e comunicazione Michela Della Croce
una produzione Teatro la Ribalta – Kunst der Vielfalt con Scarti – Centro di produzione teatrale d’innovazione, Residenza Artistica “ Passo Nord” – Teatro Cristallo, Residenza Artistica Olinda/TeatroLaCucina di Milano

C'è del magico in tutto questo

  • commedia
  • William Shakespeare
  • magia

Una compagnia teatrale ha poco tempo per mettere in scena La Tempesta . Gli attori sono già lì, sospesi tra sé stessi e i personaggi che stanno per incarnare. Le prove iniziano, e l’isola di Shakespeare prende forma davanti agli occhi del pubblico: un luogo di esilio e di incanto, di potere e di ribellione.

Prospero, duca spodestato e mago potente, vive confinato su un’isola insieme alla figlia Miranda. Tradito dal fratello Antonio e abbandonato al mare, ha fatto della sua solitudine uno spazio di dominio: governa gli spiriti come Ariel e tiene in catene Calibano, antico padrone di quell’isola. Quando una tempesta da lui stesso evocata fa naufragare i suoi nemici sulle rive del suo esilio, Prospero mette in atto il suo disegno di vendetta.

La tempesta come movimento interiore

Intorno a lui si muovono amori che nascono come quello tra Miranda e Ferdinando e complotti che si intrecciano, lotte per il potere e desideri di libertà. Ariel sogna di essere liberato, Calibano rivendica la propria terra e la propria dignità. Tutti cercano una via d’uscita dalla propria prigionia.

Ma questa Tempesta non è solo la storia di un’isola lontana. Le tensioni tra i personaggi si riflettono nelle dinamiche della compagnia che li interpreta. Realtà e finzione si sovrappongono: gli attori entrano ed escono dai ruoli, e il confine tra vita e teatro si fa sottile.

La tempesta diventa così un movimento interiore, un attraversamento. Nel cuore della vendetta si apre la possibilità del perdono. E l’isola, da luogo di esclusione, si trasforma in spazio di rinascita, dove il teatro diventa salvezza e atto di libertà.

Note di regia

Dopo l’incontro con Shakespeare attraverso Otello Circus, il dialogo con la sua opera prosegue con La Tempesta, testo che contiene in sé tutti i colori del teatro: il dramma del potere, l’incanto del fantastico, la vertigine dell’amore, l’ombra della vendetta e la luce rara del perdono.
Questa messinscena nasce dal desiderio di non tradire l’originarietà dell’opera e, al tempo stesso, di attraversarla con uno sguardo contemporaneo. La tensione tra reale e fantastico diventa il cuore pulsante dello spettacolo: non due mondi separati, ma due forze che si compenetrano. L’isola non è solo un luogo geografico, ma uno spazio mentale, un territorio dell’esilio e dell’immaginazione.

Prospero è un uomo ferito prima ancora che un mago potente. La sua sete di vendetta muove l’azione, ma è una vendetta che nasce dall’esclusione, dall’essere stato spodestato e confinato ai margini. Ariel e Calibano, opposti e complementari, incarnano due tensioni verso la libertà: una aerea e luminosa, l’altra terrena e rabbiosa. Entrambi sognano la fine d ella schiavitù. Miranda e Ferdinando rappresentano invece la possibilità di un nuovo inizio, una fragile promessa di riconciliazione.

La dimensione metateatrale è centrale. In scena c’è una compagnia che, nel poco tempo concesso, decide di allestire La Tempesta. Le prove, le dinamiche interne, le fragilità e le tensioni personali si decide di allestire La Tempesta. Le prove, le dinamiche interne, le fragilità e le tensioni personali si intrecciano con quelle dei personaggi shakespeariani. Gli attori entrano ed escono dalla storia: a volte parlano come personaggi, a volte come sé stessi. Questo continuo slittamento crea un gioco di specchi che interroga il confine tra finzione e verità.

Il palcoscenico diventa così un’isola di salvezza. Per questi attori – come per i personaggi – il il teatro è il luogo dove reinventarsi, dove ribaltare un destino imposto, dove trasformare l’esclusione in possibilità. Gli “arnesi” del teatro – luci, suoni, oggetti, illusioni – non sono semplici strumenti scenici, ma dispositivi poetici che rivelano il nostro reale, le emozioni che ci governano, anche quelle più oscure.

La tempesta non è solo un evento atmosferico: è un movimento interiore. È il conflitto tra desiderio di vendetta e capacità di perdonare. È la lotta per il potere e la scelta, difficile e desiderio di vendetta e capacità di perdonare. È la lotta per il potere e la scelta, difficile e rivoluzionaria, di lasciarlo andare. In questa scelta si compie l’atto più umano e più teatrale: riconoscere l’altro e liberarlo – liberando, insieme, sé stessi.

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