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5 – 6 Giugno 2026

Atomica

Uno spettacolo che esplora il tema della responsabilità individuale di fronte a eventi storici di portata collettiva.

  • Teatro

a partire da 12€

Posto unico

Date, orari e repliche spettacolo

Crediti spettacolo

liberamente ispirato al carteggio tra Günther Anders e Claude Eatherly

regia Claudia Sorace
drammaturgia e suono Riccardo Fazi
con Alessandro Berti, Gabriele Portoghese

Spettacolo inserito nell’abbonamento Invito a Teatro

collaborazione alla drammaturgia Gabriele Portoghese
consulenza letteraria Paolo Giordano
musiche originali Lorenzo Tomio
disegno scene Paola Villani
direzione tecnica e disegno luci Maria Elena Fusacchia
costumi Fiamma Benvignati
si ringrazia l’artista Elisabetta Benassi
fonico Giulio Ragno Favero
macchinista Chiara Previtali

per INDEX Valentina Bertolino, Francesco Di Stefano, Silvia Parlani
una produzione INDEX in coproduzione con TPE – Teatro Piemonte Europa in collaborazione con Politecnico di Torino – Prometeo Tech Cultures; Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale in collaborazione con AMAT e Comune di Pesaro con il supporto di ATCL / Spazio Rossellini, MAB Maison des Artistes Bard, Viola Produzioni / Spazio Diamante

L'ultima vittima di Hiroshima

Quando inizia la corrispondenza con il filosofo tedesco Günther Anders, Claude Eatherly è un uomo che ha distrutto la propria vita. La mattina del 6 agosto del 1945, dall’abitacolo dello Straight Flush, il B29 di ricognizione da lui pilotato, Claude dà l’ok definitivo per lo sgancio della bomba atomica su Hiroshima. Al termine della sua missione militare torna in patria accolto da eroe, assieme a tutti gli altri membri dell’equipaggio; sarà l’unico a non riuscire a liberarsi dai fantasmi delle centinaia di migliaia di vittime innocenti che la missione si è lasciata alle spalle: per questo compie furti, rapine, tenta il suicidio, abbandona la famiglia, cercando in ogni modo di rendersi colpevole agli occhi della società. Finisce così per essere rinchiuso a tempo indeterminato nell’ospedale psichiatrico militare di Waco, in Texas.

Lì, un giorno d’estate del 1959, riceve una lettera da Vienna, firmata Günther Anders. Günther vede in Claude l’essere umano che incarna la sua filosofia; Claude vede in Günther la possibilità di trovare comprensione e forse salvezza. Günther aiuta Claude a ricordare e a ricomporre i pezzi della propria vita, e allo stesso tempo mette in campo immaginazioni, pratiche e azioni per salvarlo dal suo destino e per riuscire a diffondere insieme un messaggio di pace tra gli esseri umani in un mondo che si rifiuta di ascoltarli.

Claude, solo e dimenticato, tra le pareti di una cella assolata a Waco, Günther nella sua fredda camera di Vienna: a diecimila chilometri di distanza i due uomini si scambiano parole di affetto e fratellanza che riverberano potenti nel nostro presente, mentre la società intorno a loro (e intorno a noi oggi) sembra persa in una foga auto-distruttiva che produce una folle corsa al riarmo.

Uno spettacolo che esplora il tema della responsabilità individuale

Atomica è uno spettacolo che esplora il tema della responsabilità individuale di fronte a eventi storici di portata collettiva e delle conseguenze che un evento straordinario può avere nella vita di un semplice individuo. È la storia di due persone che si interrogano sul nostro ruolo di esseri umani nel mondo e sulla nostra natura più profonda di creature complesse che attraversano il tempo e le generazioni muovendosi tra creazione e distruzione, potenza immaginifica e male assoluto.

Un'indagine sul divario tra potenza tecnologica e responsabilità morale

A ottantun’anni da quel 6 agosto 1945, Muta Imago riprende in mano lo straordinario scambio epistolare tra Claude Eatherly e Günther Anders (oggi edito in Italia da Mimesis ma già curato da Renato Solmi per Einaudi nel 1963 e ripreso da Goffredo Fofi per Linea d’Ombra) per farne uno spettacolo teatrale che indaga il divario tra potenza tecnologica e responsabilità morale, allo stesso tempo raccontando la storia di un’amicizia profonda tra due uomini che si pongono domande che oggi riverberano potentemente: come ci confrontiamo oggi con eventi più grandi di noi, davanti ai quali spesso ci sentiamo troppo piccoli e insignificanti? Come tornare ad essere sensibili verso ciò che è troppo grande o troppo lontano per essere immaginato?

 

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