19 – 29 Marzo 2026
Che dolore terribile è l’amore
Daria Deflorian/INDEX
- Teatro

a partire da Non dico addio di Han Kang
drammaturgia e regia Daria Deflorian
con Anna Coppola, Daria Deflorian, Monica Piseddu
progetto condiviso con Monica Piseddu e Andrea Pizzalis
dramaturg Eric Vautrin
scene e aiuto regia Andrea Pizzalis
luci Giulia Pastore
suono Emanuele Pontecorvo
costumi Ettore Lombardi
direzione tecnica Enrico Maso
consulenza artistica Attilio Scarpellini
collaborazione alla drammaturgia Nikolai Palmieri e Blu Silla
per INDEX Valentina Bertolino, Francesco Di Stefano
una produzione INDEX
in coproduzione con Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale | Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa | Teatro di Roma – Teatro Nazionale | Festival d’Avignon | théâtre Garonne, scène européenne – Toulouse
distribuzione in Francia théâtre Garonne, scène européenne – Toulouse
con la collaborazione di Istituto Culturale Coreano in Italia, L’arboreto – Teatro Dimora di Mondaino | Centro di Residenza Emilia-Romagna, Residenza Olinda/TeatroLaCucina
con il supporto di MiC – Ministero della Cultura
copyright © Han Kang 2021
copyright © Adelphi 2024
debutto al Festival d’Avignon, 13 luglio 2026
anteprima al théâtre Garonne, 6 e 7 luglio 2026
Qualche anno fa qualcuno mi ha chiesto quale sarebbe stato il tema del prossimo libro, e ricordo di aver risposto che mi auguravo sarebbe stato sull’amore. Lo penso ancora. Voglio credere che questo sia un libro sull’amore estremo.
Han Kang, postfazione a Non dico addio
Tre donne unite dal filo invisibile della memoria
Non tutto il libro – un nuovo capolavoro di Han Kang, Non dico addio – ma schegge tra realtà e sogno, tra traumi storici e poesia
I fatti riguardano le conseguenze della rivolta del 1948 sull’isola di Jeju, quando trentamila civili sono stati uccisi, i corpi trascinati in mare, nascosti in una miniera oppure rannicchiati in fosse sotto la pista dell’aeroporto. Chi cercava le ossa dei propri morti veniva severamente punito. Una ferita mai sanata che continua a tormentare due amiche, proprio come aveva tormentato la madre di una di loro, vittima diretta di quel crimine. Donne, unite dal filo invisibile della memoria, che con determinazione si rifiutano di dimenticare, di dire addio e troncare il legame con chi non c’è più.
Han Kang non ricalca l’assunto giornalistico secondo cui possiamo “capire” una tragedia semplicemente nominando le città e contando i cadaveri. Prima di permetterci di esaminare le enormi perdite storiche avvenute in un tempo e in un luogo che sembrano lontani dal presente, ci viene richiesto di inoltrarci passo dopo passo nel freddo, nel buio, nel mal di testa, nel dolore provato per la morte di un uccellino che avremmo dovuto curare e che ci muore tra le mani. Solo allora siamo ammessi alla presenza dei fantasmi.
L'orrore della violenza di un massacro e la forza penetrante dell'amore
Due cose emergono con forza dal romanzo: l’orrore della violenza di un massacro compiuto dallo Stato su una popolazione inerme e la forza penetrante dell’amore. Attraverso la ricerca di una persona cara durata tutta una vita, Han Kang esplora i modi in cui la natura brutale e totalizzante della violenza appiattisce ogni individualità, ma anche come una tenace speranza riesca a salvare una singola persona caduta nel dimenticatoio, toccando e illuminando le vite di altre vittime.
Un “archivio d’amore”, come avrebbe detto Didi-Huberman, in cui la sopravvivenza passa attraverso immagini fragili, interrotte, prossime alla scomparsa. E tuttavia, ostinatamente presenti. Abbiamo scelto questa traccia come segno forte del nostro spettacolo. Dentro e fuori dal romanzo.
Ci ha colpito in questo senso il recente saggio dell’antropologa Chowra Makaremi Résistances affectives: “…si tratta di pensare agli affetti come a una memoria viva, unpunto di appoggio e di contrasto di fronte alle politiche della crudeltà”.
In scena, attraverso tre figure, i due rapporti cardine di questa resistenza affettiva: l’amicizia tra le due protagoniste e l’amore travagliato e non scontato tra madre e figlia.



