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25 – 26 Giugno 2026

I Persiani

Affrontare I Persiani oggi, e forse sempre, significa toccare un nervo scoperto.

  • Teatro

a partire da 12€

Posto unico

Date, orari e repliche spettacolo

Crediti spettacolo

di Eschilo
adattamento e regia Giovanni Ortoleva
traduzione Giorgio Ieranò
con Enrico Campanati (Coro), Pietro Giannini (Messaggero – Dario – Serse), Valentina Picello (Atossa) e con Marco Santi

costumi Daniela De Blasio
assistente alla regia e disegno luci Marco Santi
musiche Pietro Guarracino
elettricista Davide Bellavia
macchinisti Fabrizio Camba e Luca Besutti
sarta Viviana Bartolini
produzione Fondazione Luzzati Teatro della Tosse
L’illustrazione dello spettacolo è di JUTA

Non si dovrebbe mai dare un “noi” per scontato quando si tratta di guardare il dolore degli altri.

Susan Sontag, Davanti al dolore degli altri

I Persiani, la tragedia più antica tramandata

  • Grecia
  • Eschilo
  • tragedia

Rappresentata per la prima volta nel 472 a.C., I Persiani di Eschilo non è solo la tragedia più antica giunta fino a noi, ma un testo rivoluzionario, di una modernità straziante: la “guerra dei vinti” raccontata da un vincitore; un’opera la cui forza straordinaria sta nel ribaltamento di  prospettiva dell’autore e nella capacità di trasformare la cronaca di un conflitto reale in una riflessione universale sulla fragilità umana e sul delirio di onnipotenza che spesso accompagna il potere.

Eschilo compie un’operazione intellettuale del tutto inedita: pur avendo secondo alcuni, combattuto personalmente tra le fila dei vincitori, rinuncia alla facile retorica della celebrazione della vittoria e sceglie di ambientare l’azione tra gli sconfitti, nel cuore del palazzo nemico, obbligando il pubblico a guardare dritto negli occhi il dolore degli altri e a provare empatia, trasformando la sofferenza dello straniero in una sofferenza universale che non conosce confini.

Un severo monito sulla responsabilità politica

Una storia il cui cuore pulsante è la hybris, quella cieca tracotanza, cosi drammaticamente attuale, che spinge talvolta   gli uomini di potere a confondere il proprio ego con il destino di un popolo o a sfidare le leggi di natura con fare predatorio, tentando piegare l’ordine del cosmo al proprio volere.

Una tragedia eterna, dove vittoria e sconfitta sono solo facce della stessa umana medaglia che mostrano come certe decisioni sciagurate di un singolo individuo possano trascinare un’intera nazione verso l’abisso, lasciando dietro di sé solo una scia di vedove e un coro di lamenti; un severo monito sulla responsabilità politica che ci ricorda ancora come l’unica difesa contro l’autodistruzione sia la moderazione e il sacro riconoscimento del limite.

Affrontare I Persiani oggi

Quello che mi interessa è andare all’essenza della tragedia, muovendo questi attori in uno spazio che sposta in modo progressivo la reggia di Susa verso le tombe dei suoi concittadini facendo affacciare la realtà del campo di battaglia nella vita quotidiana. D’altro canto, la tragedia vede il suo snodo più incredibile proprio nella comparsa dell’ombra di Dario; un fantasma che sembra suggerire la prossimità tra gli spazi del potere e i cimiteri.

È proprio attraverso questa figura che voglio far entrare lo spettatore nella tragedia: facendo interpretare allo stesso attore, Pietro Giannini, la figura del padre morto e del figlio Serse, mi interessa porre l’accento sul legame di sangue che rende il conflitto una questione identitaria. Così come la presenza di tre generazioni di attori, legati da un comune percorso all’interno della scena genovese, pone inevitabilmente l’accento sulla tradizione, e dunque sulla trasmissione.

Allo stesso modo mi tormenta pensare ai conflitti bellici come a un comportamento appreso in famiglia, come qualcosa che si trasferisce per linea genetica: come gli occhi azzurri, le fossette intorno alle guance o un certo modo di parlare. La guerra come un male ereditario, che tormenta l’Occidente. Un demone che il testo di Eschilo ci aiuta a guardare negli occhi. Con coraggio.
Giovanni Ortoleva

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