25 Giugno 2026
I Persiani
Fondazione Luzzati – Teatro della Tosse
Affrontare I Persiani oggi, e forse sempre, significa toccare un nervo scoperto.
- Teatro
- Nel parco
Biglietti online a breve

Date, orari e repliche spettacolo
-
8 Giugno 2026, 21:30
a partire da 12€
Crediti spettacolo
di Eschilo
regia Giovanni Ortoleva
con Valentina Picello (Atossa), Enrico Campanati (Coro), Pietro Giannini (Messaggero – Dario – Serse)
scene Emanuele Conte
costumi Daniela De Blasio
musiche Pietro Guarracino
produzione Fondazione Luzzati – Teatro della Tosse
I Persiani, la tragedia più antica tramandata
I Persiani, la tragedia più antica che ci sia arrivata, trae spunto dalle cronache del tempo in cui Eschilo scrive – e in qualche modo dalla sua biografia. Nella reggia di Susa, la regina Atossa viene a sapere della sconfitta del suo esercito riportata a Salamina, in un crescendo drammatico che vede l’apparizione dell’ombra di Dario, il re defunto, e culmina con l’arrivo di Serse, il sovrano sconfitto.
La vittoria dei greci a Salamina è data 480 a.C., 8 anni prima della rappresentazione del testo ad Atene: gli eventi narrati sono materia ancora scottante per il pubblico dell’epoca, e forse in modo particolare per l’autore, che alcuni storici sostengono avesse preso parte alla battaglia.
È impressionante che il primo testo teatrale che conosciamo abbia una relazione così stretta con la realtà in cui venne scritto e messo in scena, e che sia peraltro l’unica tragedia classica a non essere tratta dal mito: lo rende un oggetto particolarmente significante, che porta la polis a confrontarsi con la sua Storia politica. I Persiani non racconta la vittoria dei greci, ma la sconfitta dei nemici, vestendo i loro panni e spostando lo sguardo dove trionfo vuol dire distruzione. Eschilo, ribaltando la visuale, interroga gli spettatori sul significato della propria Storia, sulla guerra e sulla volontà di conquista, creando un’opera capace ancora oggi di accendere il cuore e la testa della platea.
Affrontare I Persiani oggi
Affrontare I Persiani oggi, e forse sempre, significa toccare un nervo scoperto. I conflitti bellici sembrano una maledizione che perseguita l’Occidente, dall’antichità ad oggi, costringendolo a tornare sui suoi passi e a compiere ciclicamente la tragedia. Un testo come quello di Eschilo può servire allora al pubblico di oggi, non come un triste balsamo che lo porti a rassegnarsi all’inevitabilità della guerra, ma come uno specchio che lo porti a interrogarsi sul significato profondo della notizia che non riesce mai ad uscire dalla cronaca. Lo spettacolo nasce anche nel
quadro delle celebrazioni per la cinquantesima stagione del Teatro della Tosse, che nel 1998 lo portò in scena nella fabbrica della Fiumara, facendo incontrare già allora il testo di Eschilo con la realtà della città.
Ho scelto di ridurre il cast a tre tornando alla concezione originaria del dramma, che veniva interpretato da due attori oltre al coro, il quale in questo caso è consegnato interamente a un interprete. Quello che mi interessa è andare all’essenza della tragedia, immergendo questi tre attori di rilievo in un grande spazio, disegnato da Emanuele Conte, in cui la reggia di Susa venga raggiunta dalle tombe dei suoi cittadini, facendo affacciare la realtà del campo di battaglia nella vita quotidiana. D’altro canto, la tragedia vede il suo snodo più incredibile proprio nella comparsa dell’ombra di Dario; un fantasma che sembra suggerire la prossimità tra gli spazi del potere e i cimiteri. È proprio attraverso questa figura che voglio far entrare lo spettatore nella tragedia: facendo interpretare allo stesso attore la figura del padre morto e del figlio Serse, mi interessa porre l’accento sul legame di sangue che rende il conflitto una questione identitaria. Un destino inevitabile che richiama a sé i protagonisti della vicenda.
La guerra come un male ereditario, che tormenta l’Occidente. Un demone che il testo di Eschilo ci aiuta a guardare negli occhi. Con coraggio.





