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24 – 29 Ottobre 2008

Magnificat e Fuoco Nero

Due monologhi di Antonio Moresco

  • Teatro

Magnificat
di Antonio Moresco
con Elisa Pol
regia Maurizio Lupinelli
disegno luci Filippo Trambusti
fonico Camilla Ceretti

Fuoco Nero
di Antonio Moresco
con Maurizio Lupinelli
regia Maurizio Lupinelli con la collaborazione di Eugenio Sideri

Un monologo al femminile

Magnificat

A un anno dal debutto di Fuoco Nero la compagnia Nerval Teatro, fondata da Maurizio Lupinelli e da Elisa Pol, continua il percorso attraverso la drammaturgia di Antonio Moresco con la messa in scena di Magnificat. Un monologo al femminile dove una madre dialoga con il proprio feto e con la sua voce a venire.

In scena Elisa Pol incarna la figura della giovane madre e allo stesso tempo quella del figlio che ha ancora in grembo: un rapporto antico di complicità e conflitto che la scrittura di Antonio Moresco porta fino al parossismo: “Mamma, perché? Mamma, perché devo nascere? Mamma, perché?”
Il Magnificat è un canto di esultanza, accettazione della maternità mentre il testo è tragico. Ho sentito necessario mantenere questa lacerazione.
Antonio Moresco

Un dramma che attraversa l’intera vicenda umana

Fuoco Nero

Fuoco Nero inaugura il percorso sulla drammaturgia di Antonio Moresco è il primo testo che la compagnia mette in scena e che ha debuttato, un testo che nasce da un rapporto di stima e di amicizia con Antonio Moresco. Il lavoro che ha debuttato a luglio 2007 viene qui a Milano presentato nel nuovo allestimento Fuoco Nero è un dramma che attraversa l’intera vicenda umana, storica, biologica e cosmica un viaggio onirico e  crudele dove l’attore cerca una via d’uscita attraverso il corpo e i corpi, la luce e il buio. Il corpo vivo dell’attore che si suicida, nel passaggio da un personaggio all’altro, senza chiara intenzione, se non quella di rivendicare la propria esistenza, la propria impossibilità, il proprio continuare crudele nella distruzione.

Mi è stato chiesto perché volessi cimentarmi in una messa in scena così difficile. Il punto è proprio questo, l’attore non è forse un perché? Una ricerca continua? Considero questo lavoro una grande sfida, un laboratorio personale, un esercizio preziosissimo.
Maurizio Lupinelli

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