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9 Ottobre 2008

Marco Paolini legge Pauline

  • Teatro

di Giovanni De Martis
da un’idea di Giovanni De Martis e Mario Paolini

Pauline Kneissler, infermiera, classe 1900 non rappresentò la banalità del male di un burocrate dello sterminio seduto dietro il suo tavolo. Pauline fu il male convinta di essere – fino in fondo – il bene. Dal filo della vita di Pauline si dipana una storia che ha al centro la vicenda dello sterminio di decine di migliaia di uomini, donne e bambini disabili nella Germania nazista.

Una tragedia che non ha nulla di irripetibile perché il tema del nostro rapporto di normodotati con la diversità dei disabili è tutto da sciogliere. Tra l’estremo atto di crudeltà nazista e il nostro disagio di fronte alla disabilità dell’altro sta una differenza enorme ma anche la possibilità di rifiutare e il rifiuto è il primo atto che nega l’esistenza dell’altro. Si tratta di un monologo in forma di riflessione su quanto accadde e sui meccanismi che fanno sì che l’intolleranza divenga un atteggiamento socialmente accettabile e per questo scusabile se non apertamente condivisibile da una società che per non riconoscersi malata si accanisce sui più deboli.

Il testo si basa su di un lavoro che si è protratto per alcuni anni frutto dell’incontro tra Mario Paolini che nel mondo della disabilità opera e Giovanni De Martis che si occupa della storia del progetto di annientamento nazista attraverso l’Associazione di Studi Storici “Olokaustos”.
Marco Paolini dà voce a questo testo in forma di lettura.

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