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7 Gennaio – 18 Maggio 2015

Ramayana

  • Teatro
  • Danza

regia Roberto Rustioni
assistente alla regia ed alla drammaturgia Gabriele Gerets Albanese
coreografie Olimpia Fortuni
musicista Denis Stern
dramaturg Chiara Boscaro
con Petra Valentini, Loris Fabiani, Silvia D’Amico, Gabriele Portoghese, Jacopo Crovella, Emanuela Caruso, Antonio Gargiulo
produzione Fattore K, Associazione Olinda, Armunia

Un racconto sacro tra i più importanti e venerati

Nell’induismo i testi sacri spesso sono trasmessi attraverso la musica, la recitazione, la danza ed il teatro: in tempi intolleranti e contraddistinti da guerre sanguinarie e fratricide, esiste una religione, una cultura ed una tradizione che considerano le arti performative un mezzo di liberazione e una chiave per comprendere la bellezza e la beatitudine. Il Ramayana è uno dei più grandi poemi epici dell’India, scritto da Valmiki tra il secondo ed il primo secolo a.C. È un racconto sacro tra i più importanti e venerati, paragonabile solo al Mahabharata. Rama è un dio, Visnu, il Protettore, che si è di nuovo incarnato ed è sceso sulla terra per sconfiggere il male e ristabilire il dharma, la verità, l’equilibrio. Rama è un eroe, un principe che sconfigge il perfido Ravana, il capo dei demoni, ed impone la pace e la giustizia. Rama è un mantra, una parola magica, forse un suono primordiale, la ripetizione costante dei suoni ra-ma placa le menti agitate. Ma Rama è anche un uomo che cerca disperatamente Sita, la sua amata rapita, in lotta perenne con le proprie tenebre per raggiungere una pienezza ed una coscienza di sé: la sua storia ci parla delle nostre storie, il suo viaggio è anche il nostro, ora, qui ed adesso, le nostre lotte infinite per restare in luce il più possibile.

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