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30 Ottobre – 8 Novembre 2015

Slot Machine

  • Teatro

di Marco Martinelli
ideazione Marco Martinelli, Ermanna Montanari
con Alessandro Argnani
musica Cristian Carrara spazio scenico e costumi Ermanna Montanari luci Enrico Isola, Danilo Maniscalco fonica Fabio Ceroni allestimento scenico a cura della squadra tecnica del Teatro delle Albe: Fabio Ceroni, Luca Fagioli, Enrico Isola, Danilo Maniscalco
organizzazione e promozione Silvia Pagliano e Francesca Venturi ufficio stampa Rosalba Ruggeri e Matteo Cavezzali
regia Marco Martinelli
produzione Teatro delle Albe – Ravenna Teatro in collaborazione con Olinda

si ringrazia Cristina Batani, Riccardo Bonacina, Stefano di Munfarè, Marco Dotti, Claudio Lepore, Gabriele Montanari, Franco Nasi, Davide, Sacco, Thomas Simpson, Michelangelo Zurletti
le musiche di Cristian Carrara sono state registrate a Spoleto il 14 settembre 2014, in occasione della produzione di Opera Nova 2014 del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto “A. Belli”. Direttore Flavio Emilio Scogna, Ensemble strumentale dell’O.T.Li.S. – Orchestra del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto “A. Belli” Lorenzo Fabiani (violino), Alessandro Marini (violino), Andrea Pomeranz (Viola), Matteo Maria Zurletti (violoncello), Michela Ciavatti (clarinetto), Hushi Brunald (percussioni), Marco Attura (pianoforte)

La caduta vertiginosa di un giocatore, di un annegare nell’azzardo

Il gioco è una sfinge

Slot Machine racconta la caduta vertiginosa di un giocatore, di un annegare nell’azzardo, dove ogni legame affettivo viene sacrificato sull’altare del niente. Amara è la sua fine e, nel suo malato sogno di potenza, delira da solo dal fondo di un fossato di campagna, colpito a morte dai suoi strozzini, allo stesso tempo vittima e carnefice di se stesso.
Il gioco è una sfinge. Come una sfinge, ci interroga sulla nostra natura. E se siamo noi a interrogarlo, a interrogarne il concetto, l’essenza, la presenza millenaria nella storia dell’umanità, come un oracolo antico ci fornisce risposte ambigue: il gioco può manifestarsi come la voragine dell’autodistruzione solitaria, oppure, al contrario, come il senso più alto e bello dello stare insieme, del miracolo della convivenza. Il gioco può rivelarsi strumento demonico o danza angelica, inferno o paradiso, perché va al fondo della nostra enigmatica natura umana.

Il bivio è lì, davanti ai nostri occhi incerti e titubanti di pellegrini, e non vi è nessuna guida sicura che possa suggerirci la strada: è la nostra sorte che è in gioco, e tocca a noi e solo a noi scommettere su quale via prendere. E la scommessa non la si fa una volta per tutte: è una sfida da rinnovare ogni giorno, ad ogni ora di ogni giorno il bivio si ripresenta, implacabile. Dobbiamo puntare, in fondo, sulla strada da percorrere, è il nostro destino, la nostra destinazione: e siamo incastrati, non ci è possibile non scegliere, non possiamo non stare al gioco, al gioco della vita e della morte, non possiamo eludere e scappare. Il prezzo, e le conseguenze della giocata, saremo solo noi a pagarli: quel che, forse, possiamo e dobbiamo scegliere, è da chi e da che cosa lasciarci afferrare.
Marco Martinelli

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